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crediti: G7 Italy

A Borgo Egnazia, il G7 ripete gli impegni già assunti ai vertici ministeriali precedenti

Il vertice di Borgo Egnazia si è limitato a ripetere gli stessi impegni su clima ed energia già presentati nei mesi scorsi. Il comunicato finale del G7 Puglia è per la maggior parte la fotocopia di quelli di Venaria e di Stresa. Dai quali non erano arrivati passi avanti degni di nota. Nessun balzo nell’ambizione, nessun nuovo obiettivo da far pesare e discutere più tardi quest’anno alla Cop29 per provare a strappare un accordo migliore.

C’è la transizione dalle fossili

In questo poco sorprendente comunicato finale, un punto comunque degno di nota è il riferimento alle decisioni chiave prese alla Cop28 di Dubai l’anno scorso. Si ribadisce l’obiettivo di triplicare le rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030. E, soprattutto, si conferma la volontà di perseguire una “transizione dai combustibili fossili nei sistemi energetici in una maniera giusta, ordinata e equa”. Non era scontato.

In questo passaggio c’è, forse, un elemento positivo in più: il G7 Puglia si impegna ad accelerare l’azione in questo decennio critico” con l’obiettivo di arrivare a net-zero entro il 2050 “seguendo la miglior scienza disponibile”. Ma all’impegno non seguono tempistiche, azioni concrete, indicazioni pratiche di sorta. Tutti aspetti – tutt’altro che secondari – che avrebbero fatto la differenza.

Si parla genericamente di “rendere operativi questi impegni sviluppando e implementando piani, politiche e azioni nazionali” che saranno poi integrati nei Contributi Nazionali Volontari (NDC) e nelle strategie di lungo termine. E si assicura di mettere in campo sforzi “intensivi” per ridurre “la domanda e il consumo di combustibili fossili”.

Il G7 Puglia spalanca la porta al gas fossile

C’è invece un aspetto tutt’altro che rassicurante nel comunicato finale: il G7 Puglia blinda il gas fossile. Usando la Russia come grimaldello. E permettendo i finanziamenti pubblici a questa fonte fossile, anche se con “attenuanti”. Questo è il passaggio:

“Nella circostanza eccezionale di accelerare l’eliminazione della nostra dipendenza dall’energia russa, gli investimenti finanziati con fondi pubblici nel settore del gas possono essere appropriati come risposta temporanea, soggetta a circostanze nazionali chiaramente definite, se attuati in modo coerente con i nostri obiettivi climatici senza creare effetti di lock-in, ad esempio garantendo che i progetti siano integrati nelle strategie nazionali per lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio”.

Sdoganare il gas come risposta “temporanea”, ma senza specificare quanto sarà larga questa “finestra”, significa permettere investimenti pubblici nel gas senza mettere una data di scadenza. Considerando che la maggior parte dei nuovi progetti sul gas, per essere conveniente economicamente, deve avere un orizzonte di alcuni decenni, il G7 Puglia sta di fatto dicendo che delle due l’una: o si continuerà ad avere gas nel mix energetico ben più in là della data oltre la quale la scienza del clima suggerisce di abbandonarlo, oppure si correrà il rischio di sprecare fondi pubblici in progetti fossili.

Anche la “rassicurazione” sul ruolo dell’idrogeno, in realtà, è un salvacondotto per il gas fossile, dal momento che le pipeline H2-ready trasporterebbero comunque per molto tempo un mix di idrogeno e gas al 10-20%.

Leggi anche Progetti idrogeno in Europa, 9 su 10 puntano sul gas fossile

 

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